Strada di costa di Piero Merlino

La voce d’ombra
da parte opposta col mutare delle ore,
al mattino salendo in terza stride
dietro il camion e rallenta l’andatura;
il pomeriggio varia la discesa
sulle smorte ville in silenzio…
ma anche l’ombra è voce

lungo muri distesi da cancelli –
remota come il verde che sempre più decresce
«quella scia t’insegue se l’ascolti
come parola effimera»
null’altro t’appartiene se non l’inganno
del giorno che trascini
e nel conteggio assonni illusioni precarie
«invece di sottrarre
i metri di oggi al tempo che vacilla
di curva in curva»
al freno tieni il piede
perché la discesa inganna…
È un discorso per pochi che non giunge
alle bianche scogliere degli Esteri
il fitto grido che si perde per la valle
«USCITA DI AUTOCARRI» nei cantieri
cresciuti dalle tasche di santi e politici
/ altro che la 167… / sulla strada di costa
volteggia il falco in mercedes nutrito di mafia
col prato all’inglese per i suoi cani di razza
«vendesi VILLA Antica» ma il cemento
è in agguato a un milione il metrocubo
sul balcone di Roma vangato da Stendhal
che si nutriva, lui, di orizzonti…
14 maggio 1971

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