scuola coronavirus e riapertura
scuola coronavirus e riapertura

scuola coronavirus e riapertura

Beati gli, ultimi, che saranno i primi, diceva qualcuno…

Dopo le riaperture delle attività produttive di maggio, dopo le vacanze estive in cui poco per la scuola è stato fatto, il primo di settembre è ufficialmente arrivato il momento di riaprire l’anno educativo con la scuola in presenza.

La scuola è la sfida e la nostra priorità

“La scuola è la sfida e la nostra priorità”, affermano, oggi, in coro Conte e Speranza.

Ma quanto, in realtà, dobbiamo a loro e quanto, invece, alle lavoratrici ed ai lavoratori che quotidianamente operano in quei servizi?

Innanzitutto va chiarito che nei mesi del lockdown, essi non sono “stati a casa pagati a non far nulla”.

Si sono confrontati col processo di digitalizzazione dell’istruzione (i cosiddetti LEAD), con strumentazioni proprie e – sovente – da autodidatti.

Hanno mantenuto legami a distanza con le famiglie, sostenendo la genitorialità in tutte le sue multiformi problematicità legate a quel periodo: la malattia di un familiare, la perdita del lavoro di un genitore, la mancanza di mezzi per fare la spesa, gli equilibri di coppia, minati fino a sfociare talvolta in violenza domestica, il tema dei bisogni speciali dei bambini disabili, il continuare a dare significato e continuità all’esperienza educativa di bambini che – in quel periodo – hanno goduto meno libertà dei cani.

I lavoratori del pubblico sono stati economicamente tutelati, quelli del privato no: per loro è arrivato solo il FIS, eppure molti hanno continuato a lavorare lo stesso, per tutelare i minori a loro affidati, con senso di abnegazione e responsabilità che devono essere portati a conoscenza di tutti.

Poi, a luglio, hanno aperto i “servizi educativi estivi”, con un protocollo sanitario strettissimo, indossando DPI da reparto covid con temperature insopportabili, acuite dall’incuria del verde dei giardini scolastici, dal secco e da edifici che scontano anni di insufficiente manutenzione.

E’ stato il periodo delle “bolle”, i gruppi fissi di 5 bambini e almeno 3 adulti educatori, più il personale addetto alle pulizie… Il periodo in cui chi coordina ha seriamente temuto che il sistema 06, a settembre, non avrebbe retto ad un maggiore carico di bambini.

Formazione di gruppi stabili, ma con le sezioni a piena capienza

E, infine, settembre.

Un protocollo che prevede la formazione di gruppi stabili, ma con le sezioni a piena capienza. Spazi separati, ambienti e bagni ad uso esclusivo di ciascun gruppo di bambini o da sanificare ad ogni cambio gruppo, se ad uso comune.

Pulizie – tante pulizie – sanificazioni, impossibilità ad accorpare gruppi di bimbi e quindi necessità di disporre di molto più personale, sia per le attività educative e didattiche che per le mansioni di pulizia e supporto.

Già, perché il protocollo prevede anche triage in entrata, registrazione delle presenze e contact tracing, somministrazione dei pasti e cambi in bagno con occhialoni e mascherine ffp2-95 indossate da parte dell’adulto, isolamento dei possibili casi sospetti e dimissioni…

Un aumento incredibile di carico di lavoro, competenza richiesta, fatica fisica e stress lavoro correlato incredibili e – ad oggi – scarsamente riconosciuti.

Per la ripresa scolastica in sicurezza servirebbero, quindi, più personale e più spazi, oltretutto più qualificati, poiché le linee guida del ministero della salute privilegiano la didattica “outdoor”.

E invece…

Gli spazi ad oggi sono quelli di ieri. Divisi da elementi di arredo preesistenti, tutt’al più, da cordelle bianche e rosse che separano porzioni di giardino disadorne. 

Gli enti locali soffrono, per quanto riguarda la capacità assunzionale del personale “di potenziamento”, di vincoli mai rimossi ed assumere, oggi, figure operanti nelle scuole e nei nidi significa bloccare in un comune le assunzioni di altre figure professionali altrettanto fondamentali ad erogare servizi ai cittadini (si pensi, ad esempio, agli assistenti sociali o agli impiegati dell’anagrafe).

Che fare, dunque?

Una lotta comune, una campagna nazionale che porti ad una legge che consenta di effettuare in educazione/istruzione tutte le assunzioni che servono in forma diretta, senza dover ricorrere agli appalti (cosa già verificatasi in molti comuni) e senza “pesare” sulla capacità del comune di assumere in altri settori.

E, mentre lottiamo, ringraziare quei lavoratori, in maggioranza donne, laureate o comunque specializzate, che, in questo preciso momento storico, rischiano dio contrarre il covid tanto quanto un operatore di RSA, eppure ogni giorno sorridono ai bambini ed accolgono fiere le famiglie, mentre gestiscono servizi che si reggono sulla forza delle loro braccia, delle loro intelligenze, dei loro cuori.