L’italia il 2 giugno 1946 diventa Repubblica, per la prima volta col voto delle donne, una “Repubblica democratica fondata sul lavoro”, come recita l’articolo 3 della sua costituzione approvata nel 1948.

Art 3 della costituzione

Cosa sarebbe la nostra repubblica, dunque, senza il lavoro? Quali riflessioni ci stimola questa ricorrenza, oggi? Pensando che alla fine di giugno scadrà il blocco dei licenziamenti dovuto alla pandemia, a noi ne viene in mente una sola: se questo non sarà prorogato, sarà macelleria sociale.
Migliaia di persone perderanno il reddito da lavoro, precipitando in povertà.
Diverranno utenti del servizio sociale o dipendenti da aiuti di stato, sostituendo la loro dignità con una elemosina che non garantirà loro l’affrancamento dalla schiavitù del bisogno.
I soldi per il loro sostentamento dovranno essere tratti dalle tasse che tutti paghiamo, non più dal capitale dei padroni, quindi non potranno finanziare altre importanti voci di spesa pubblica, quali – ad esempio – la sanità e la scuola.
Probabilmente questo genererà per alcuni l’inizio di pratiche illecite, per far soldi in qualche modo.
Qualcun altro cadrà nella depressione, nella marginalità, nella devianza.
Molti di loro saranno donne, spesso donne con figli.


L’effetto domino sarà generazionale, perché quei figli non avranno accesso a molte risorse che avrebbero se i genitori percepissero un reddito da lavoro.
Si genererà un effetto depressivo sui consumi, quindi un un ulteriore effetto domino sulle piccole attività commerciali, che perderanno clienti.

Ci troveremo davanti ad una nuova classe sociale di incapienti, incapaci persino di mettere da parte i minimi contributivi per andare, in futuro, in pensione.
Ed anche questo ricadrà come un debito sulle spalle delle attuali giovani generazioni.


Ci saranno stagnazione, ulteriore frammentazione sociale ed un abbattimento generale delle condizioni di vita della società, anche per chi un lavoro ce l’ha ancora e sarà definito un “garantito”, magari solo perché lavora nel pubblico e quindi è deputato all’aiuto proprio delle fasce più esposte alla fragilità.
Una nuova guerra – tutta fra poveri – in un gioco a somma zero in cui tutti perdono tranne il capitale.
In una repubblica democratica fondata sul lavoro questo, non dovrebbe essere accettato da nessun cittadino ed è dovere sia della politica che dei sindacati prendere una posizione netta per evitare che questo avvenga. Festeggiare la repubblica, oggi, è continuare ad onorare i sui valori fondativi, a partire dal diritto delle persone non solo al reddito, bensì al reddito da lavoro.

di Micol tuzi